LUIGI ARMANDO OLIVERO

2 novembre 1909 ~ 31 luglio 1996

di Giovanni Delfino

 delfino.giovanni@virgilio.it

Ij Brandé 161/53

 Da Ij Brandé N° 161 15 maggio 1953

Rondine 

Quando non sarò più / s’accorgeranno che c’ero. //

Rondine di primavera, / freccia nel cielo sereno, / io sarò sotto una pietra, / tu in un fiore sul terreno: / ma non vedremo più / né il mondo né i suoi veleni… // 

Anima mia, leggiera / rondine di primavera!

Traduzione di Clemente Fusero

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        Il canto di Olivero è d'una sensualità commista ad un'affabilità virile esaltante. Il suo dialetto è di una forza filologica mai finora conseguita in Piemonte. Talvolta si ha l'impressione di scorgere in Olivero un mitico gigante alpino che rabbiosamente strìtoli e màcini  sassi-vocaboli con i denti.

                                     Massimo Bontempelli

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      Luigi Olivero, che lancia i canti come l'anima attraverso la pianura della sua Villastellone, ricca d'acque specchianti e di pronube ombre, e riflette nei versi la sua vibrante anima di giovane fauno, aperta non soltano a tutti i ritmi della natura e dell'amore, ma anche alla sperduta e morente poesia popolare echeggiante nelle fiabe, nelle leggende  nelle canzoni. Una moderna, sottile vena di ironia sottolinea e rialza la immediatezza dei suoi versi.

                  Pinin Pacòt dalla prefazione a Pan d' coa di Nino Autelli -  S.E.L.P. Studio Editoriale Librarïo Piemontese - Torino - 1931
§§§
 
          I suoi versi sono una rassegna compiaciuta e virtuosistica delle soluzioni metriche e ritmiche più svariate, che si piegano a meraviglia alle sollecitazioni della sua ispirazione. Dal sonetto al madrigale, alle ottave classiche ai monostici conchiusi, dai quinari agli alessandrini, dalle rime baciate agli schemi complessi, dalle assonanze alle allitterazioni, dai ritmi più popolari e cadenzati ai distici spezzati e ritmati a mezzo e fine verso, tutto è tentato, tutto è duttilmente asservito ai fini della sua arte. E se sono così svariati i suoi metri è perché la sua ispirazione pure lo era: in lui il regionalismo più radicato e l'universalismo più spregiudicato si alternano in una girandola di visioni e ricordi, di ritorni al passato e di proiezioni oltre l'orizzonte personale che non hanno riscontri nella poetica dei suoi conterranei e dei poeti in lingue nazionali.
      Sergio Maria Gilardino (Da Poesia, Associazione Culturale villastellonese "Luigi Olivero". 2007)
 
 

Olivero

 Luigi Olivero in Spagna fine anni '30

(Collezione Silvio Bonino - Margarita - CN)

 

RICHIESTA COLLABORAZIONE

          Luigi Olivero ha da sempre riportato tra le sue opere pubblicate il seguente volume di poesie:

Sent poesie La Sorgente, Milano 1942

          Nonostante accurate ricerche nelle principali biblioteche del Piemonte e di altre regioni, nonché alla Centrale Nazionale di Firenze e alla Nazionale di Roma, detto volume ad oggi mi è risultato introvabile.

       Chi ne avesse notizia è pregato volermi contattare al recapito mail qui di seguito:

delfino.giovanni@virgilio.it

          Ringrazio anticipatamente chi volesse collaborare alla ricerca.

 

ULTIME AGGIUNTE

1 settembre 2022 Lettere di Luigi Olivero a Camillo Brero appartenenti al fondo Camillo Brero

3 settembre 2022 Lettera di Camillo Brero ad Olivero appartenente al fondo Camillo Brero, in coda alla pagina e nel corpo lettere Camillo Brero:

Lettere ad Olivero

10 marzo 2022 Miei articoli apparsi su varie riviste dal 2010 al 2021:

Articoli di Giovanni Delfino riguardanti Luigi Olivero pubblicati su giornali e riviste

1 aprile 2022 La poesia Deplusslagi 'd Don Juan appena rintracciata. Qui sotto.

3 aprile 2022 Nuovi articoli di Olivero aggiunti all'appendice N° 5

Appendice quinta: gli scritti di Luigi Olivero su giornali e riviste

26 luglio 2022 Ulteriore commento di Domenico Appendino alla poesia  Deplusslagi 'd Don Juan qui sotto in coda alla poesia citata.

 Poesia appena rintracciata

DEPUSSLAGI ‘D DON JUAN

 

Incroyable spectacle, s’il n’y avait les Ménades

antiques et cette loi misterieuse: la nature a horreur

de la verginité

JOSEPH DELTEIL : Don Juan        

 

...PEUJ la pi rossa dle sèt lavandere

a l’è sghijà daré ‘l cit pëscador,

a l’ha ‘ngrupilo ai fianch ant në splendor

ëd mùscoj d’òr zaspà ‘d sàbie legere.

 

E tute sèt, sle limonàire an fior,

a l’han pasturà ‘d gòi le man grossere

ant soe cheusse ‘d patàu: fin che, an sle pere,

l’è slampaje ‘l prim git dël gius dl’amor.

 

Peuj son andassne, sèt gate an calor.

Ma ‘l cit, torzù ‘nt col reu vlutà ‘d mistere,

con tut ël còrp l’ha dàit në s-cionf ëd pior.

 

E, pian, ant cheur, doe ale përzonere

as deurbo an seugn… Un cign, supèrb, a scor

d’zora un lagh d’euj an làcrime e ‘d caviere.

 

DEFLORAZIONE DI DON GIOVANNI

…Poi la più rossa delle sette lavandaie / strisciò alle spalle del piccolo pescatore, / lo ghermì ai fianchi in un guizzante splendore / di muscoli d’oro maculati di sabbie leggere.

E tutte e sette, sulle verbene in fiore, / pascolarono con frenetica gioia le loro mani callose / nelle sue coscette d’implume: finché sul greto, / schizzò il primo getto della linfa d’amore.

Poi se ne andarono, sette gatte in calore. / Ma il fanciullo, torcendosi in quel rogo di vellutato mistero, / con tutto il corpo diede in uno schianto di pianto.

E, lentamente, nel cuore, due ali prigioniere / gli si adergono in sogno… Un cigno, superbo, scorre / su un lago d’occhi in lacrime e di chiome.

 

Traduzione di Luigi Olivero da La Carovana N° 19 V 7/9 1955

NOTA

 

La poesia che ho riportato qui sopra, appena ritrovata su una rivista romana del 1955, mi ha lasciato perplesso. Stupito che Renato Fauroni, direttore della rivista (nel cui consiglio direttivo era anche Olivero), l’abbia pubblicata in un periodo in cui l’argomento trattato avrebbe potuto essere inviso a molti. La poesia è in dialetto piemontese, presumibilmente ostico per il pubblico cui era rivolta la rivista, però, però c’è la traduzione in italiano della stesso Olivero!

Qui sotto il giudizio di due amici cui ho sottoposto la rivista.

 

Si tratta di una poesia che per qualche benpensante potrebbe essere scandalistica. Tuttavia ritengo che non sia affatto fuori dallo stile e dallo spirito di Olivero, anzi è un ulteriore esempio sia della sua poliedricità che della sua superiorità, in nome della poesia e dell'arte, ai commenti pretaioli o pudici.

Questo va a suo merito checché ne dica qualche cacciatore di nudità o di termini sboccati, ma qui non si tratta né di oscenità e nemmeno di trasgressione. Vi si trova solo la verve infuocata che colpiva l'animo del poeta e prendeva forma con il lessico che gli dettava l'ispirazione del momento.

Grazie per questa primizia che mi fai condividere.

(Michele Bonavero, Michel dij Bonavé, Piemontèis ancheuj)

 

Ancora trovi cose nuove! Incredibile.... Congratulazioni. In effetti è strano che La Carovana (Rivista letteraria romana) abbia pubblicato quel testo.... Però è interessante e intenso... Da Olivero!

(Prof. Giuseppe Goria)

 
Ricevo questo commento alla poesia da parte dell'amico Domenico Appendino e lo trascrivo qui di seguito.

Buongiorno Giovanni , come stai ?

complimenti per l’ultimo ritrovamento di Olivero : la poesia è veramente interessante e la sto leggendo e rileggendo da un po’ di tempo con attenzione . Per me non è assolutamente e neanche lontanamente censurabile per nessun motivo. Difatti più che di “Deflorazione” qui si può parlare di “Svezzamento” come un bambino in tenera età viene svezzato dall’assunzione del latte materno. Questa interpretazione è suggerita dall’ ultimo verso, ma anche prima quando Don Giovanni piange quasi per la paura di lasciare, di abbandonare quel “nido”   che l’ aveva protetto in tenera età, ma superata lo sconcerto e la paura del primo momento per   l’aggressione ecco che già in sogno, subito dopo spalanca le ali per la prima volta alla nuova realtà, alla nuova vita che consegue alla scoperta della sessualità, anche in una atmosfera di “giocosa” violenza: apre le ali alla nuova vita. E il cigno è figurazione secondo me del volo maestoso che seguirà nella vita di Don Giovanni, che comincerà subito dopo quel primo muovere delle ali. Del resto il riferimento nel prologo alle Menadi che potremmo definire qui come “ Le Baccanti” con la loro sequela , secondo la mitologia, di Satiri e Sileni che fanno loro “la corte“ [usiamo questo termine], conferisce al contesto secondo me un’atmosfera gioiosa, festante, invasata se vogliamo, come invasate sono levandaie di Olivero, ma è anche un inno alla vita in tutte le sue attribuzioni, anche e soprattutto per quanto attiene alla sfera sessuale, fonte di vita , che qui trova il suo “avvio” , in modo insolito, nella vita di Don Giovanni.

Ti saluto cordialmente

Domenico Appendino

Ricevo questo ulteriore commento alla poesia da parte di Domenico Appendino:

Ciao Giovanni,

dopo aver letto per l'ennesima volta la poesia mi sono accorto che alla fine qualcosa forse mi era  sfuggito. E la cosa che non avevo interpretato  correttamente sta nel primo verso " la più rossa delle sette lavandaie"... avevo pensato da subito  fosse rossa di capelli, pensa un po',  seguendo un vecchio detto piemontese , un vecchio pregiudizo, si dice da noi  " il più bravo tra chi ha i capelli rossi ha ucciso sua madre" e pertanto questa rossa di capelli  avrebbe dato l'avvio alla violenza su Don Juan , ma non è così.  Quel rosso è riferito al colore del viso della lavandaia che è rosso, o per meglio dire "rubicondo" , perchè essendo una seguace di Dioniso, vale a dire una seguace di Bacco è la più propensa a fare abuso di vino, il quale conferisce a lei non solo il colore rosso del viso, ma anche l' "invasatura" tipica delle "baccanti", necessaria per avventarsi per prima su Don Juan. Al primo intervento di quella, fa seguito l' azione delle altre Baccanti o Menadi che dir si voglia, richiamate nel prologo in francese : " spettacolo incredibile, se non ci fossero state, vale a dire , se non fossero esistite [o non ci fosse un riferimento]   alle Menadi antiche e questa legge misteriosa : la natura ha orrore della verginità". Ed è questo prologo che, a mio avviso, conferisce un senso a tutto il contesto della poesia.

Scusami se ti ho disturbato ancora.

Ti saluto cordialmente

Domenico

 

Ancora una precisazione ai commenti precedenti da parte dell'amico Domenico Appendino: 

 

Mi perdonerai questa debolezza , se ancora ritorno sul commento alla poesia di Olivero , ultima da te ritrovata . L’ ultimo verso  della poesia  è particolare: a parte il cigno che scorre maestoso sull’ acqua del lago “remigando” e non in volo , come avevo scritto erroneamente  in un primo commento affrettato,   sono stato attratto e  colpito dalle  ultime parole di quell’ ultimo verso.  L’acqua del   lago che  rispecchia [sottinteso]  le lacrime di Don Juan accomunate  alle "caviere"  [feminine]  delle lavandaie  mi sembra togliere, volutamente, con un velo di sottile ironia, peso o gravità a quanto accaduto, in quanto Don Juan e le lavandaie, in questo modo  vengono proiettati su un piano di pari dignità. E’ come se "le man grossere" delle lavandaie venissero ingentilite nel momento in cui lasciano  il posto alle  loro “caviere” magari “fluenti” e “avvolgenti”  nella fantasia di chi legge.  Del resto Olivero  è molto attratto dalle capigliature femminili  richiamate in un’altra famosa poesia, quasi un poemetto “ cantada dle caviere feminine”  pubblicata   sul “Rondò dle masche”  con data 24-25 dicembre 1970 costituita da 171 versi  e ben 14 sottotitoli in margine. Questo poemetto è non privo di accenti di grande gentilezza e delicatezza; delicatezza che si addice alla notte di Natale in cui la poesia è stata scritta e a cui egli stesso accenna sul finire della poesia , ma il testo è caratterizzato anch’esso qua e là  da una ironia più o meno sottile e più o meno affiorante  . Del resto, guardando attentamente  dal  verso 16 al verso 22 della stessa poesia [ dal sottotilo  in margine  “ la biondina del prim amor” ] il contenuto della successione dei  versi  sembra quella della poesia da te appena ritrovata,  violenza a parte . Qui si tratta di due bambini abbastanza piccoli . Ma il modo con cui la biondina di  Olivero  [“ la biondina del prim amor”] sulla giostra , gli si avvicina da dietro e lo ghermisce stringendogli i fianchi con forza, ricorda da vicino il primo approccio delle lavandaie nei confronti di Don Juan.

 

Due poesie da poco ritrovate

 

     Lucressia Bòrgia

 

E adess i l'hai con mi Lucressia Bòrgia 

che l'hai chërdula un gat, ma a l'é na gata. 

Euj vèrd. Mascarin nèir. Barbis d'ovata. 

Un lenghin reusa e un ronroné da fòrgia.

 

A l'é grassiosa come na buvata. 

Ma a l'é pi mata che na fomna mata. 

Am sàuta al còl, am tira la crovata, 

m'intra an sacòcia e a veul che la scorata.

 

Che la scorata an gir për tuta Roma. 

Con ël museto fòra 'd mè paltò 

dòcia tut ... Fìa d'un Papa, tut l'é sò!

   

Ma 'l pi ch'a l'é ch'ai pias a l'é la toma, 

s-cianché ij tapiss baland al son dle pive 

e bate ij tast d' mia màchina da scrive.

  

Roma, gené 1956 

Realismo lirico N° 23-24-25 Sett.-Dic. 1957 ~ Genn.-Febbr. 1958

E attualmente ho con me Lucrezia Borgia / che avevo creduta un gatto ma è una gatta. / Occhi verdi. Mascherina nera. Baffi di ovatta. / Una linguetta disegnata di rosa e un ronron da ventilatore di forgia. // È graziosina come una pupattola. / Ma è più matta di una donna matta. / Mi salta al collo, mi tira la cravatta, / mi s'infila in tasca e vuole che la porti a passeggio. // Che la porti a zonzo per tutta Roma. / Con il musetto fuor del mio cappotto / adocchia tutto... Figlia di un Papa, tutto è suo! // Ma ciò che più le piace è la caciotta, / lacerare i tappeti ballando al suono delle cornamuse / e battere sui tasti della mia macchina da scrivere. (Traduzione di Luigi Olivero)

      Làuda d'la reusa

Làuda toa reusa quand mia man la cheuj

ant la soa nìcia 'd mus-cc frësca 'd rozà

quand che mia lenga 'd fàun sui bòrd vlutà

a la carëssa: e chila a slùssia e a beuj.

 

E a s-ciupliss e a fleuviss, mè sangh fovà,

ant ël branch ëd mia fòrsa e dël mè orgheuj

quand tra ij làver dla reusa a fonga e peuj

jë sprìcia ant cheur soa sàiva ant na s-cissà.

 

Oh luz inmensa 'd gòi ant ël moment

che toa reusa a së strenz con tuti ij fii

'd soe radis a mè branch viripotent.

 

E vita e mòrt canto ant nòstr ùltim crii.

E ij nòstri còrp son una fiama al vent.

Tant che Amor bassa l'arch, bat j'ale e a rii.

(1966) Realismo lirico 82/88 1967/1968 

Lodo la tua rosa quando la mia mano la coglie / nella sua nicchia di muschio fresca di rugiada, / quando la mia lingua di fauno sui margini vellutati / l'accarezza: ed essa lampeggia e ribolle. // E crepitando fluisce, il mio sangue corrusco, / nel ramo della mia forza e del mio orgoglio / quando s'immerge tra le sue labbra rosse e poi / le sprizza in cuore la sua linfa trafiggendolo. // Oh luce della voluttà immensa di quell'attimo / in cui la tua rosa si avvinghia con tutti i tentacoli sottili / delle sue radici al mio ramo viripotente. // E vita e morte cantano (unite) nel nostro grido supremo. / E i nostri corpi sono una fiamma al vento. / Mentre Cupido abbassa l'arco, frulla le alucce e ride. (Traduzione di Luigi Olivero)

 

Tre poesie di Luigi Olivero rintracciate recentemente 

Ciàir ëd lun-a

FREDERICC CHOPIN:

Notturno in si bemolle, op. 15, n. 1

 

          Ant la neuit ëd mè cheur

un arsigneul a canta.

Sle ròche a scriv, na pianta,

paròle-ombre 'd boneur.

 

          Mia casòta al ciairdlùn-a

splend con muraje 'd fiòca.

La lun-a a l'é na ciòca

'd cristal che ant l'ària as cun-a.

 

          Dée dij cavéj d'amel

danso ant la neuit seren-a.

Më stisso ant ògni ven-a

rozà-armonìe dël cel.

Arpe 'd cavèj d'amel.

 

     Neuit. Arsigneul. Casòta.

Na stèila, ant mia cossiensa,

d'immensa trasparensa.

Pi gnun romor ëd lòta.

Pas ëd tomba... ò 'd casòta?

 

Monserà, lui 1959

Da Realismo lirico N° 47 1961

Traduzione di Luigi Olivero:  Nella notte del mio cuore / un usignolo canta. / Sulle rocce scrive, una pianta, / parole-ombre di beatitudine. / E trepida il mio cuore. //  La mia casetta al chiaro di luna / slende con mura di neve. / La luna è una campana / di cristallo che nell'aria si culla: / E io sogno al chiaro di luna. // Dee dai capelli di miele / trasvòlano nella notte serena. / Mi stillano in ogni vena / rugiade-armonìe del cielo. / Arpe di capelli di miele. // Notte. Usignolo. Casetta. / Una stella, nella mia coscienza, / d'immensa trasparenza. / Più nessun rumore di lotta. / Pace di tomba... o di casetta?

Monserrato, luglio 1959.

 

Ij mascheugn

           As resta cit për sempre an fond al cheur

andoa j'é 'n lagh d'eve tërbole che, on seugn,

a fuma 'd nébie ramborà 'd mascheugn

con man ëd pàuta e 'd fàcie da bruteur:

 

           L'òm - ch'a sia 'n Giuda trist ò 'n Sant reveur -

quand ch'a deurm duvrìa essi un mignin cieugn.

Tant che, sovens, un crij ch'ai ven da leugn

je squarsa ànima e carn: lòzna 'd maleur.

 

           Ricòrd e angósse 'd quand l'era masnà

ai sàuto, con ëd còrde e 'd grinfe, al còl

cangiand an fiame ij sò linseuj sbardlà.

 

           E se 'l pare ai dasìa... a së stòrz: fòl

dlë sparm d'una bestiëtta strivassà...

Fin che l'àngel ëd l'alba a slarga 'l vòl.

Da Realismo lirico N° 13/14 1956

Traduzione di Luigi Olivero: Si rimane bambini per sempre in fondo al cuore / ove c'è un lago d'acque tòrbide che, nel sogno, / evàporano brume affollate di ìncubi / con mani di fango e ceffi di energùmeni. //  L'uomo - sia egli un Giuda tristo o un Santo estatico - / nel sonno dovrebbe apparire come un micetto mòrbido addormentato. / Mentre sovente, invece, un urlo che proviene dai precordi / gli squarcia anima e carne: fòlgore di sventura: // Ricordi e angoscie di quand'era adolescente / gli bàlzano, con artigli e corde, alla gola / convertendo in fiamme le sue coltri scompigliate. // E se il padre lo picchiava... egli si contorce: folle / del terrore d'una bestiola staffilata... / Finchè l'angelo dell'aurora sopraggiunge a liberarlo.

Man 

Son guardame na man

coma fussa nen mia.

Peuj l'hai carëssala pian

con la palma dl'àutra man...

Mentre 'l cheur am batija.

Da La Grolla petits cahiers valdôtains N° 7 1948

Mano

Mi son guardato una mano / come se non fosse mia. / Poi l'ho carezzata piano / con la palma dell'altra mano... / Mentre il cuore mi batteva

   Mappa del sito

Rondò dle masche L'Alcyone, Roma, 1971

Ij faunèt Il Delfino, Roma, 1955

Articoli di Giovanni Delfino riguardanti Luigi Olivero pubblicati su giornali e riviste

Roma andalusa

Traduzioni poetiche di Luigi Olivero in piemontese e in italiano

Genesi del poemetto Le reuse ant j'ole: sei sonetti di Pacòt e sei di Olivero

Commenti ad alcune poesie di Luigi Olivero a cura di Domenico Appendino 

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Prima parte)

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Seconda parte)

Le poesie di Luigi Armando Olivero (Terza parte)

Luigi Olivero Giornalista

Luigi Olivero e Federico Garcia Lorca

Luigi Olivero ed Ezra Pound

Olivero e D'Annunzio

Sergio Maria Gilardino - L'opera poetica di Luigi Armando Olivero 

Poesie di Luigi Olivero dedicate allo sport

Pomin  d'Amor (Prima raccolta inedita di poesie di Olivero)

Polemiche

Poesie dedicate al Natale  e ad altre ricorrenze (Pasqua, Carnevale...)

Bio-bibliografia

Aeropoema dl'élica piemontèisa

Poesie inedite

Poesie in italiano

Poesie dedicate a Villastellone ed al Piemonte

Episodi della vita di Luigi Olivero

Scritti inediti  e non di Luigi Olivero

Lettere ad Olivero

Artisti che hanno collaborato con Luigi Olivero

Biografia di Luigi Olivero: primo scenario (Gli inizi)

Biografia di Luigi Olivero: secondo scenario (Prima stagione poetica)

Biografia di Luigi Olivero: terzo e quarto scenario  (Verso la tempesta: diluvio universale ~ Viaggi)

Biografia di Luigi Olivero: quinto e sesto scenario (Attività frenetica ~ Roma: maturità d'un artista)

Biografia di Luigi Olivero: settimo ed ottavo scenario (Incontri, polemiche, viaggi, cantonate ~ Ultima stagione ~ Commiato)

Appendici prima, seconda e terza

Appendice quarta ed ottava

Appendice quinta: gli scritti di Luigi Olivero su giornali e riviste

Giudizi espressi in anni recenti su Luigi Olivero

L'officina di Luigi Olivero

Luigi Olivero legge la sua Ël bòch

Documenti e curiosità

Siti integrativi

 

Poesia di Aldo Daverio dedicata ad Olivero 

Sonetto del poeta piemontese Aldo Daverio da 'l caval 'd brôns Anno 44 N° 9 stember 1966

 

     NOTA IMPORTANTE

              Questo sito non vuol essere esclusivo appannaggio dell'ideatore. Vuole, anzi, essere aperto al contributo di chiunque (con articoli, giudizi o quant'altro) voglia intervenire sull'argomento.

            Quanto perverrà verrà messo in rete, senza alcuna modifica, al più presto in apposita sezione con il nominativo di chi lo ha  proposto.

            Ringrazio anticipatamente chi vorrà utilizzare questa possibilità.

 

 Bio-bibliografia essenziale di Luigi Armando Olivero

 

          Il 2 novembre 1909, nasce in Villastellone (TO) Luigi Armando Olivero. Terminata la frequenza alle Scuole Tecniche a Torino, Inizia giovanissimo a scrivere poesie. Le prime, in lingua, come dirà lui stesso, carduccianeggiando, rapisardeggiando, dannunzianeggiando. Queste appaiono a stampa già dal 1926 sulla rivista letteraria orobica Il pensiero e su Giovinezza d'Italia - Pagine quindicinali di letteratura ed arte. Quindi sulla torinese  rivista teatrale dell'Opera Nazionale Dopolavoro (OND) Rassegna filodrammatica. Sempre del 1926 è il suo primo articolo letterario sulla già citata rivista bergamasca: Mario Rapisardi, un poeta dimenticato.

          Diciottenne inizia a viaggiare per il mondo e ad intessere conoscenze le più svariate. Quattro continenti. Diciotto nazioni. I suoi primi scritti sono pezzi di colore dalla Tunisia, dall'Algeria, dal Sahara per La stampa, Stampa Sera, La gazzetta del popolo. Nella sua lunga vita arriverà a collaborare a più di 200 testate italiane e straniere.

          Giunge alla poesia dialettale verso la fine degli anni venti grazie all'amicizia con il poeta Alfredo Nicola (Alfredino) che lo presenterà poi a Giuseppe Pacotto (Pinin Pacòt) che con altri amici poeti stava dando vita alla Compania dij Brandé (Brandé = alari) con lo scopo di ravvivare, riaccendere, rivitalizzare la poesia piemontese che ritenevano allora sul punto di spegnersi, se non già del tutto spenta.

          Comporrà nel dialetto piemontese oltre 1000 poesie e non solamente sonetti di 14 versi, ma componimenti che spesso superano, e ampiamente, i 100 versi. Sperimenterà ogni possibile forma metrica anche con lunghi componimenti in monostici, splendide poesie, queste ultime, con ogni singolo verso compiuto, terminante con il punto, i cui versi possono tranquillamente essere intercambiati. Il suo canto abbraccerà quasi ogni campo dello scibile umano e la sua poesia sarà universale: dall'aereopoesia futurista de L'aereopoema dell'elica piemontèisa alla poesia dell'eros, a quella religiosa per giungere persino a poetare su discipline dello sport.

          Infiniti sono i temi che ha poi trattato nei suoi scritti, sia in piemontese che in lingua: letteratura, pittura, scultura, musica nelle sue più variegate accezioni. Ho rintracciato suoi articoli sullo sport, sull'arte dei pupi siciliani, sugli UFO, sui capelloni...

          Nel 1941 esce per i tipi dell'editore Ceschina di Milano Babilonia stellata, un saggio sulla gioventù americana d'anteguerra. In particolare sui suoi vizi e difetti. Ebbe in breve tempo tre edizioni. In una quarta, del giugno 1943, aggiunge numerosi capitoli di feroce denuncia in particolare della politica economica americana. A questi capitoli collaborò attivamente con suggerimenti e lettere il più grande dei poeti americani e caro amico di Olivero, Ezra Pound. Babilonia stellata fu anche edita in tedesco con traduzione di Johann von Leers: Babylon unter Davidsternen und Zuchthausstreifen (Babilonia sotto stelle di Davide e strisce di galera), Runge, Berlino 1944.

          Nel 1945 l'Editore romano Donatello De Luigi da alle stampe, frutto di una lunga permanenza in loco, Turchia senza harem che ancora oggi è un ottimo libro sulla storia, usi e costumi di un paese che Kemal Ataturk stava portando verso la modernità e che, in Italia, tirò ben 950.000 copie. Questo saggio è pubblicato in Inghilterra nel 1952: Turkey without Harems MacDonald & Co, Londra, con traduzione di Ivy Warren.

          Del 1946 è il suo unico romanzo: Adamo ed Eva in America alla vigilia del secondo diluvio universale. Ai tempi dell'edizione inglese in Italia aveva già venduto più di 650.000 copie. Adam and Eve in America è la traduzione inglese, sempre di Ivy Warren, Mac Donald & Co, Londra, 1951. Un'edizione tedesca viene pubblicata a puntate a Düsseldorf sul settimanale Herz Dame con il titolo Amerika total Plem-Plem? (America totalmente sempliciotta, o ingenua, o pazza?) e traduzione di Otto Muller.

Olivero a Dusseldorf

A Düsseldorf per l'edizione tedesca di Adamo ed Eva in America nel 1952

          Dedicherà poi brevi saggi a Giovanni Papini, a Carlo Maria Franzero, a Clemente Fusero, a Gabriele d'Annunzio. Curerà per l'Editore Andrea Viglongo di Torino la raccolata delle poesie di Padre Ignazio Isler trascrivendole pazientemente dalle edizioni settecentesche.

          Le sue poesie in piemontese, oltre che essere sparse in decine di pubblicazioni periodiche, sono raccolte in quattro volumi.

Roma andalusa esce presso l'Editore Calandra di Moretta (CN) nel 1947; contiene tredici poesie tutte dedicate alla Città eterna. È introdotta da una lettera di Gabriellino d'Annunzio, figlio secondogenito di Gabriele che contiene splendide incisioni di Giuseppe Macrì (Olivero curerà sempre in modo particolare la veste tipografica e la perfetta simbiosi tra parola e immagine nelle sue opere con la collaborazione di grandi artisti).

1955: Ij faunèt, Editore Il Delfino di Roma. 69 poesie precedute da una prefazione di Alex Alexis (pseudonimo di Luigi Alessio da Caramagna Piemonte, scrittore, poeta, drammaturgo, giornalista, biografo, primo traduttore italiano dell'opera di Celine, oggi praticamente sconusciuto ai più, ma che rivalutazione meriterebbe) e con le poesie tradotte in italiano da Clemente Fusero, noto biografo anche lui da Caramagna Piemonte ed in francese dal poeta corso Anton Francesco Filippini e dalla scrittrice belga Simone Blavier. Bellissima veste grafica per questa antologia ed iconografia di Giuseppe Macrì, Orfeo Tamburi, Gabriele Cena, Giovanni Consolazione e Gregorio Prieto.

1971: la sua opera forse più importante Rondò dle masche L'Alcyone Editore, Roma. Sono 39 poesie con traduzione in italiano dello stesso Olivero. Prefazione intervista a cura del poeta, scrittore e giornalista romano Icilio Petrone. Incisioni, oltre a quelle degli artisti de Ij faunèt, di John Castberg, Eugen Dragutescu, Josè Escassì, Henri Matisse.

1983: Romanzìe antologia di sue poesie con prefazione di Giovanni Tesio per i tipi della Ca dë Studi Piemontèis di Torino. 54 poesie ma anche alcune versioni in piemontese da opere di autori di ogni tempo e di ogni nazione. Olivero disse di compiere con la traduzione una sorta di transfert liberandosi così dal pericolo di incorrere in più o meno evidenti plagi. Una delle sue traduzioni più memorabili è quella del Cantico dei Cantici da Salomone. Non meno meritorie altre, ad esempio, da Catullo, Saffo, Meleagro.

 Vicolo Borghetto

Luigi Olivero nella sua casa romana di Vicolo del Borghetto

          Per la presentazione di Romanzìe lo va ad intervistare a Roma la Dott. Albina Malerba, oggi direttrice della citata Ca dë Studi Piemontèis. La lunga intervista è pubblicata sulla rivista torinese, organo della Famija Turinèisa, 'l caval 'd brôns N° 5 e N° 12 del 1983. Albina Malerba se ne viene via dalla villetta di Olivero, ai piedi del Pincio, quando il sole è già calato dietro il cupolone. Scendendo per via del Babuino, con negli occhi e nel cuore le parole di Olivero e le immagini della sua casa, traboccante di preziose opere d'arte degli artisti che gli fuurono amici e collaboratori, la poetessa porta con se una certezza:

Gli angeli saranno generosi con un poeta della tempra e della forza di questo piemontese di Roma.

Le sensazioni ed i sentimenti di Albina Malerba sono gli stessi che ho provato, e che mi permetto di condividere pienamente, il 25 maggio del 1996 dopo aver trascorso l'intera giornata nella casa di Vicolo del Borghetto mentre, attraversando Via Margutta e Piazza di Spagna, me ne tornavo verso Termini e la metropolitana che mi avrebbe condotto a Fiumicino e da lì a Torino. Mi permetto questa piccola modifica alle parole di Albina:

Gli Angeli sono stati generosi a farci dono di un poeta della tempra e della forza di questo piemontese.

          Olivero compone poesie fino a tarda età. Della fine del 1989 (ha 80 anni) è la Cantada del balon mondial di ben 133 versi, dedicata al Campionato Mondiale di Calcio Italia 1990!

          Durante la sua lunga vita Olivero ha conosciuto molti dei personaggi più importanti della sua epoca e con tanti ha stretto amicizia. Mi limito a citarne alcuni. Il poeta e scrittore americano Ezra Pound, il poeta spagnolo Federico Garcia Lorca, amicizia interrotta dal suo assassinio ad opera dei falangisti a Viznar, alba del 18 agosto 1936; e poi Sibilla Aleramo, Francesco Flora, Benedetto Croce, Trilussa, Jean Cocteau, André Malraux, Filippo Tommaso Marinetti, Angelo Nizza (con Riccardo Morbelli autore della fortunata serie di trasmissioni radiofoniche I quattro moschettieri), Orfeo Tamburi, Henri Matisse, Giovanni Cena, Gabriele Consolazione ... e, naturalmente, i poeti e scrittori piemontesi Nino Costa, Giuseppe Pacotto, Alfredo Nicola, Oreste Gallina, Armando Mottura, Nino Autelli...

          Luigi Armando Olivero muore il 31 luglio 1996 nella sua casa romana solo e dimenticato quasi da tutti. Solo pochi amici lo ricorderanno: Camillo Brero sul suo Piemontèis ancheuj, Giovanna Spagarino e Franca Viglongo sull'Almanacco fondato dal marito e padre Andrea Viglongo, Giovanni Tesio ed Albina Malerba sulla rivista semestrale della Ca dë Studi Piemontèis, Beppe Burzio sulla sua Assion Piemontèisa. Proprio da quest'ultima rivista ecco la poesia che il poeta e caro amico Giovanni Magnani (scomparso anche lui come Beppe Burzio) ha dedicato ad Olivero: 

           It  j’ere nen sol…

 It j’ere nen sol quand’an sël frèid dla pera

Tò cheur a gëmmia pian l’ultim frisson:

dobià e an pior ant l’ultima preghiera,

j’amis pì s-cet a ciosioné ‘n perdon.

 

Përdon për coj omnèt che ‘nt la mnisera

dle fausserìe, dl’angann ë dël ghignon,

a l’han sercà ‘d sotré Toa vos sincera

che an tut ël mond a l’ha otnù ‘l blason.

                                              

Nò. It l’has mai avù n’ombra ‘d boneur,

nen n’agiut o ‘l consens për Tò travaj

dai borenfi savant ëd nòstr Piemont

 

e se cheivira a l’è vnù dur Tò cheur

ant le bataje ‘n sij libèr e ij giornaj,

adess la Glòria at baserà la front. 

                                                                                                                Gioanin Magnani                     

                                                                                                                Assion piemontèisa 10, 1996

 Non eri solo… 

Non eri solo quando sul freddo della pietra / il Tuo cuore gemeva piano l'ultimo fremito: / in pianto nell'ultima preghiera, / gli amici più schietti a sussurrare un perdono.

Perdono per quegli omiciattoli che nella pattumiera / delle falsità, degli inganni e della rabbia, / han cercato di seppellire la Tua voce sincera / che in tutto il mondo ha ottenuto onore. //

No. Non hai mai avuto un’ombra di bontà, /             non aiuto o consenso per la Tua opera / dai tronfi sapienti del nostro Piemonte //              

e se qualche volta il Tuo cuore è diventato duro /          nelle battaglie sui libri e sui giornali, / ora la Gloria ti bacerà in fronte.  

             

Foto Olivero da Viglongo

Luigi Armando Olivero in una immagine anni '70 tratta dall'Almanacco Viglongo

  Luigi Olivero recita Ël boch 

La registrazione è stata effettuata nel 1953 a casa del poeta Alfredo Nicola (Alfredino). Il testo e la traduzione, unitamente al link per accedere al file audio, è al seguente indirizzo:

Luigi Olivero legge la sua Ël bòch

Proviene da un'audiocassetta pubblicata nel 1994 dalla Compania dij Brandé contenente anche poesie recitate dai seguenti altri 12 poeti:

Pinin Pacòt, Aldo Daverio, Renato Bertolotto, Mario Albano, Armando Mottura, Alfredo Nicola, Arrigo Frusta, Alex (Alessio Alvazzi Delfrate), Carlottina Rocco, Attilio Spaldo.

Cassetta

 NOTA  IMPORTANTE

Sto portando a termine una vasta biografia del poeta, oggi di oltre 600 pagine.

Sarò grato a chi potesse e volesse fornirmi notizie sulla sua vita  e sulle sue opere.

 

 Montserrat

Villetta già di Olivero al Montserrat di Borgo San Dalmazzo (CN)

 Gregorio Prieto

  Disegno di Gregorio Prieto tratto dall'opera di Olivero Rondò dle masche (1971) 

Sito inaugurato il 3 settembre 2010

  Ultime modifiche: 6 dicembre 2022

 Ha collaborato alla realizzazione di questo sito il Sig. Giandomenico Vanni d'Archirafi che qui sentitamente ringrazio. 

  delfino.giovanni@virgilio.it